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lunedì 22 giugno 2015

Domande di vita (di Alessia Raso, vincitrice del concorso letterario 2015)

Le domande sono insiemi di parole che cercano di sapere.

Un bambino chiede alla mamma:
-         Perché quelle persone attraversano il mare?
E la donna risponde:
-       Perché dove stanno loro è peggio che qua e anche se qualcuno dice che “vengono qua per rubarci il lavoro” non è così. A volte i genitori possono permettersi di mandare solo una persona e mandano il figlio PER REGALARGLI UN FUTURO. Anch’io lo farei.



Un ragazzo dà a dieci professori un foglietto su cui c’è una domanda a cui il giovane vorrebbe che ogni professore rispondesse:

-         Perché ha scelto questo lavoro?    Cosa sognava di fare quando era piccolo?
Io vi scrivo il resoconto: tre su dieci sognavano di fare questo lavoro fin da piccoli, sei su dieci hanno scelto questo lavoro da grandi perché gli piaceva e uno su dieci ancora adesso odia il suo lavoro.
Conclusione: questo  lavoro in cui si aiutano i ragazzi ha fatto cambiare opinione alla maggioranza di queste persone.

Un giovane chiede al nonno:
-         Cos’è la religione?
E l’altro risponde:
-         Beh, è qualcosa di inspiegabile, per molti può essere un bastone su cui appoggiarsi, per esempio per i cattolici, quando una persona muore si pensa che ora è libera e felice e questo ci dà sollievo e non ci fa sentire in colpa. Ma se invece molte persone sono disposte a morire o peggio ad uccidere per la propria religione, si pensa che qualcosa è andato storto. Perché è bellissimo essere disposti a morire per la propria religione, ma non ce ne dovrebbe essere bisogno se tutti imparassero a vivere con chi ha una religione diversa. Poi c’è chi osserva, crede e non ammazza e queste persone a volte fanno da sostegno agli altri insegnandogli ciò che li rende felici: LA RELIGIONE.


Un uomo chiede al fantasma di Hitler:

-         Perché hai ucciso gli ebrei?
Il fantasma sta zitto per un minuto e poi si dissolve.

La verità è che non c’è una risposta ad ogni domanda e se c’è molte volte è sbagliata o imprecisa e che neanche quel cretino di Adolf ha una vera risposta per quello che ha fatto.

lunedì 11 maggio 2015

Wudy (Alessia Raso)

Su  nell’oscuro  del bosco qualcosa si muove nell’ombra ,  osserva gli umani e annusa i profumi delle loro buone e calde pietanze che in quell’inverno sarebbero state ancora più preziose. Questo qualcosa è un lupo con occhi color giallo che nella notte si distinguono, lui ha il pelo rosso rame sulla schiena e sul dorso è bianco candido,il lupo è giovane e ha all’incirca tre anni, ma è sveglio, furbo, agile e robusto, nella vita ha sempre lavorato sodo perché non ha mai avuto né genitori né amici, è un lupo che all’apparenza ha solo se stesso ma che in realtà ha una bontà infinita.

 Al lupo piace molto un bambino che spesso anche d’inverno va a pesca con il padre al fiume che si trova molto vicino a dove  lui va a caccia, il bambino si chiama Tommy e spesso il lupo lo va a guardare.
Un giorno il bambino dice al padre : - Papà oggi quando eravamo a pesca ho visto qualcosa muoversi; era un mostro secondo te?
Il padre rassicura il bambino:  – No i mostri non esistono, sarà stato un animale del bosco, tu stai tranquillo
Il giorno seguente il lupo tornò a guardare il bambino e notò che il padre era sull’altro versante del fiume intento a raccogliere legna da ardere. A quel punto il bambino esclamò: Papà c’è qualcosa che brilla nell’acqua!
Ma il padre non lo sentì perché stava facendo molto rumore, così il bambino si sporse per prendere quell’oggetto, ma la corrente lo trascinò via; il lupo a quel punto non esitò e si tuffò in acqua e anche se con difficoltà riuscì a trascinarlo fuori dall’acqua dove poi il padre del bambino li soccorse.
Il padre a quel punto disse : -Grazie per aver salvato mio figlio.
Il lupo sembrò capire quello che l’uomo aveva detto e leccò sia lui che Tommy. Quando il bambino ebbe ripreso le forze disse:  Grazie cucciolo. E poi chiese al padre  - Possiamo tenerlo?
Il padre annui ; e il piccolo esclamò:  - Ti chiamerò Wudy!
Wudy ora era felice: aveva una famiglia!
                                                                  Alessia Raso J

sabato 11 aprile 2015

Nascosto (Alessia Raso)

In mezzo ai ghiacci freddi, in un luogo imprecisato dell’Antartide vive una popolazione nascosta al mondo perché in passato minacciata dagli uomini. Questa popolazione è quella degli ELFI. Stentate a crederci eh? Questo popolo vive pacifico e incontaminato; però c’è qualcuno che sembra non essere d’accordo, qualcuno che anche se sa che oltrepassando la barriera metterebbe tutti in pericolo vuole uscire, questa persona è Robin. Robin è un ragazzo di 16 anni a vedersi, ma che in realtà ha 116 anni e che non è ancora un uomo perché si rifiuta di svolgere il rito di passaggio: una sacra tradizione che si svolge per diventare uomini.
 
 
Il giovane fa spesso sogni strani in cui vede ruspe che buttano giù la barriera, la quale grazie a una tecnologia molto avanzata nasconde tutto ciò che si trova sotto ad essa. Poi però tutte le volte Robin si sveglia di colpo. Ciò che vede però, a lui non importa. Voi direte cosa significa un sogno? Non c’entra niente con la realtà, invece tra le credenze degli elfi ce n’era una che parlava di una capacità molto rara, ovvero quella di poter vedere il futuro attraverso i sogni, ma a Robin questo non interessava. Una notte però qualcosa cambiò: come al solito le ruspe stavano abbattendo la barriera, ma come per incanto tutto si bloccò di colpo. Una luce lo travolse e apparve una bambina, un elfo che aveva un’aria angelica e che gli diede la mano e gli disse: – Questa è la tua gente …salvala.  Io so che possono sembrare parole da niente, ma l’eroe è già cambiato,  perché come ho detto lui ora è un eroe probabilmente grazie a quella bambina venuta chissà da dove.
La mattina seguente il giovane corse dal re a raccontare ciò che aveva visto. Il sovrano che conosceva bene ogni suo suddito vide qualcosa di diverso in Robin e così decise di mandare un falco a controllare le zone circostanti il paese. Al ritorno del falco le notizie non furono delle migliori: gli uomini a bordo delle ruspe si stavano avvicinando alla barriera. Ma gli elfi sapevano che prima o poi questo sarebbe successo ed erano preparati, il piano consisteva nell’ attivare i razzi fissati attorno alla cupola e trasferirsi su un pianeta che avevano recentemente scoperto. Questo però sarebbe stato difficile da fare senza essere notati, comunque avrebbero dovuto rischiare.
Così lanciarono l’allarme e attivarono i razzi  e così quando gli umani arrivarono non trovarono altro che ghiaccio. Chissà gli uomini come avevano fatto a scoprire il loro nascondiglio. Questo Robin si chiedeva mentre guardava la Terra allontanarsi,  l’eroe però si ripromise una cosa: un giorno lontano o vicino che fosse lui sarebbe tornato sulla Terra.
 
E ora guardate il cielo stellato,  lassù da qualche parte ci sono degli elfi che ballano e cantano perché là ora loro sono al sicuro.
 
 

venerdì 6 marzo 2015

Il palazzo di Celestia (Alessia Raso)


Frodo buttò a terra Rufus e con fare minaccioso gli puntò la spada al collo, il giovane  in quel momento si sentì già la testa a cinque metri di distanza dal corpo ma non fu così,  Frodo lo colpì solo con l’impugnatura della spada e Rufus perse i sensi.  Nel suo “sonno” pensò: “Perché Frodo non mi ha ucciso immediatamente? Forse nella sua mente contorta ha inventato qualcosa di orribile per farmi morire o forse aveva pensato ai vecchi tempi, a quando eravamo grandi amici e correvamo per la nostra bellissima città:  Celestia,  come noi la chiamavamo perché era la nostra città celeste dove potevamo finalmente vivere felici,  ma poi lui era cambiato, il suo lato oscuro era come emerso”. In quel momento Rufus si svegliò e si ritrovò in una foresta. Rufus non si sapeva orientare e gli sembrava che non ci fosse anima viva ma gli apparve una vecchina che gli disse:
- Ma come non mi riconosci?                                                                                                    
Rufus la osservò e gli si illuminarono gli occhi – Balia sei tu!
La vecchia era la balia che l’aveva allattato quando era piccolo ed era anche la madre di Frodo. Lui la abbracciò e dopo la balia riprese il discorso:
-Tu devi salvare il cuore del re di questa terra.


- E chi sarebbe questo re?
- Il re è Frodo, quando sei partito Frodo è tornato e si è impadronito di tutte le terre circostanti Celestia e ha pietrificato tutti gli abitanti eccetto me e i suoi servi più fedeli, devi arrivare al palazzo meraviglioso, lì solo l’eroe più valoroso di tutti potrà liberare il cuore di Frodo indemoniato .
- Come indemoniato? Io non capisco.
Ma ormai la vecchia era già scomparsa. L’eroe non capiva,  ma in fondo non ricordava granché dell’ultima volta in cui Frodo si era comportato come se stesso:  a palazzo c’era stata una esplosione quando Frodo aveva fatto cadere “ la vecchia corona del re malvagio” che secondo la leggenda se fosse caduta a terra avrebbe sprigionato lo spirito del re malvagio.  Forse  il re era entrato nel corpo di Frodo ed era per questo che il giovane era diventato cattivo.

Rufus  a quel punto sentì degli ululati e pensò di avviarsi verso il sentiero, camminò a lungo ma poi la pioggia si abbatté sulla foresta implacabile, allora Rufus notò una grotta e data la pioggia pensò di passarci la notte. La grotta era umida e inospitale ma l’eroe non badò a simili sciocchezze, si addentrò nella grotta e trovò un giaciglio di foglie che però nascondeva anche ossa umane; il giovane  alla vista di esse capì che quella era la grotta di qualche belva e così si recò in fretta e furia all’uscita, ma si ritrovò davanti un grande orso bruno.  Rufus sguainò la spada e in poco tempo egli ottenne una deliziosa pelliccia e una scorta di cibo che sarebbe durata per tutto il suo lungo viaggio.

Rufus si addormentò nella fredda notte tempestosa e si ritrovò in mezzo a un caldo deserto assolato e afoso: quando si svegliò si sentì confuso e pensò che fosse solo un brutto sogno, ma quando sentì la sabbia negli stivali capì che era tutto vero, così si guardò intorno e si avviò verso il sole. Dopo alcune ore si fece buio,  iniziò a fare molto freddo e l’eroe si lasciò cadere a terra. In quel momento dal nulla sbucò balia seduta su una sedia a dondolo intenta a finire uno spesso maglione di lana, Rufus le si avvicinò con le sue ultime forze e lei tirò fuori dalla sua borsa una calda tazza di the che offrì al giovane assieme ad un caldo maglione, poi la vecchia scomparve e l’eroe si riaddormentò.



Al suo risveglio si accorse che non lontano da lui il vento aveva fatto riemergere delle grandi pietre messe in circolo, il giovane notò al centro una sorta di trono e vi ci sedette, a quel punto il trono sprofondò e l’eroe si ritrovò in una sala sotterranea, ma non ebbe il tempo di alzarsi che la sala fu inondata da acqua; per sua fortuna notò una scala e la risalì scampando alla furia dell’acqua.
Si ritrovò in una palude viscida immerso in parte nell’acqua. Rufus non sapeva che cosa ci fosse nell’acqua quindi pensò di attraversarla saltando da un masso all’altro: con molta agilità il giovane saltava da un masso all’altro e per questo non si era accorto che quei “sassi” lo stavano seguendo, quando si fermò per riposarsi si accorse che era circondato da coccodrilli famelici che stavano già spalancando le fauci pronti a mangiarsi quel bel bocconcino, l’eroe pensava che la sua ora fosse arrivata, ma non era così: dall’alto gli arrivò una fune. Era balia che lo tirò su con un'ingegnosa carrucola. Il giovane non ebbe il tempo di ringraziare la vecchia che era sparita. Rufus perse però l’equilibrio e cadde in acqua, egli non sapeva nuotare e perse i sensi.

Quando si risvegliò si ritrovò sulla spiaggia di un’ isola. Il giovane pensò di fare il giro dell’isola  per trovare un villaggio, fece il giro dell’isola svariate volte ma non trovò altro che sabbia. Pensò di passare al setaccio l’isola ancora una volta, era in mezzo alla vegetazione quando gli piombarono addosso delle scimmie che lo immobilizzarono e lo portarono all’entrata di una grotta. In quel momento Rufus scrutò con attenzione gli animali e notò che non erano scimmie comuni perché possedevano denti aguzzi e artigli acuminati. L’eroe riuscì a liberarsi e sguainò la spada con coraggio, tagliò la testa a qualche scimmia e le altre fuggirono ferite gravemente o spaventate.
Il giovane accese una torcia ed entrò nella grotta. A quel punto si accorse che non era solo: dei pipistrelli lo attaccarono, ma lui si fece largo tra loro con il fuoco.

A quel punto arrivò allo sbocco della grotta e vide Celestia, la sua città ritrovata, doveva solo raggiungere il palazzo e Frodo sarebbe stato libero dallo spirito  del re malvagio.
Prese il passaggio segreto che utilizzava spesso da bambino perché nessuno lo vedesse.  In pochi minuti arrivò a palazzo, varcò i portoni e ci fu una grande esplosione: erano tornati a quando tutto era cominciato. Rufus corse in fretta da Frodo e rimise a posto la corona, nessuno ricordava ciò che era successo tranne Rufus e da quel giorno impedì a chiunque di avvicinarsi alla corona e tutto andò per il meglio.
FINE

sabato 31 gennaio 2015

Maya e le scaglie dorate (Alessia Raso)


Maya e le scaglie dorate

Maya camminava tranquilla nel bosco quando all’improvviso un grosso puma le balzò addosso e lei più veloce della sua ombra scagliò un coltello dritto, dritto nel cuore del puma. Già Maya non era una vera “principessina” anche se i suoi genitori il re e la regina l’avrebbero voluto con tutto il loro cuore, la giovane aveva capelli neri come l’avorio e molto selvaggi, gli occhi erano verdi con delle sfumature dorate, in più non è che si vestisse come una principessa, indossava spesso pantaloni rubati al fratello e camicie che erano state strappate e poi buttate dal padre. Il carattere di certo non era meglio del vestiario: al posto di ricamare con la madre lei preferiva andare a caccia con i fratelli che però raramente le davano il permesso, a tavola poi non ne parliamo, la sera precedente ad esempio dopo aver “ruttato” in pubblico era stata messa in punizione, insomma possiamo dire che Maya si comportava proprio da “maschiaccio”; nessuno aveva mai capito che cosa l’aveva portata a comportarsi così, Maya pensava che non c’era un motivo: lei era nata così e nessuno avrebbe potuto cambiarla neanche sua madre con le sue dure punizioni. Maya pensò di andare a riposarsi al fiume, mentre era distesa sull’erba pensava a cosa avrebbe fatto sua madre se fosse stata lì. In quel momento notò nell’acqua qualcosa di brillante, ne fu attratta e decise di appropriarsene, sembrava un sassolino dorato. Per saperne di più pensò di andare da Erin una Selkie che studiava tutto ciò che era magico. Arrivata su una scogliera iniziò a gridare – Erin, Erin - e dall’acqua emerse la fanciulla, Maya andò subito al sodo: “Che cos’è questo oggetto ?” Erin le disse che era una scaglia, la giovane in quel momento notò una scritta. Un nome. “Itaresch”.


Chiese immediatamente alla sua amica il significato di questa parola, Erin le raccontò di una leggenda che veniva tramandata oralmente nel fondo degli abissi; questa parlava di un drago dorato che fu nascosto dal padrone dietro un‘enorme cascata per fare in modo che solo la persona giusta lo trovasse, il padrone aveva inoltre nascosto in vari luoghi alcune scaglie della corazza del drago. Maya non ci pensò due volte, desiderava trovare quel magnifico drago che ormai l’ aveva affascinata, ma sapeva anche che nessuno della sua famiglia le avrebbe dato il permesso … doveva assolutamente trovare un modo per scappare di nascosto. Ormai era giunta l ‘ora di tornare a casa. Salutò Erin e si diresse verso il castello, durante il viaggio la sua mente fu sopraffatta dai pensieri: “ Forse non avrebbe dovuto tornare a casa, forse l’ unico modo sarebbe stato quello di partire in quel momento, ma non aveva viveri con sè, sapeva che i suoi genitori non gliela avrebbero perdonata e inoltre era consapevole che sarebbe stata la scelta sbagliata.”

Decise di tornare a casa. Arrivata chiese consiglio al fratello maggiore che l’aveva sempre sostenuta nelle sue scelte. Decisero che la mattina seguente sarebbero partiti insieme alla ricerca di questo drago leggendario.

Si svegliarono all’ alba, lei frugò nelle dispense reali e prese tutto ciò che entrava nella sacca e prese alcuni denari dal comodino del padre ancora addormentato, nel frattempo il fratello sellava i cavalli nella scuderia privata del padre. Partirono in fretta e furia e andarono da Erin per qualche altra informazione utile al loro viaggio, e per un ultimo saluto in caso non fossero più tornati.

Erin disse loro che sarebbero dovuti andare in Italia come consigliava chiaramente il nome inciso sulla scaglia, partirono e in poco tempo grazie alla velocità dei cavalli e del traghetto trovato sulla costa arrivarono in Francia , lì furono ospitati da un loro lontano cugino che gli prestò la sua carrozza. Sorpassate le montagne ne notarono una più grande delle altre, la giovane si ricordò che Erin gli aveva accennato di questa montagna che avrebbero notato sorpassato il confine, trovarono una grotta in cima alla montagna dove era posizionato un piedistallo con su appoggiato un’altra scaglia con su scritto la formula per trovare la terza. Sarebbero dovuti andare a Roma, vicino al Colosseo , lì avrebbero poi visto una seconda grotta; si spostarono ancora per mezzo della carrozza del cugino e circa una ventina di giorni dopo scoprirono la scaglia, questa volta vi era inciso l ‘ultimo indizio, il drago era dietro la cascata di lava del Vesuvio. Maya non si scoraggiò, ripartirono, in due giorni arrivarono alla meta e rimasero stupiti, non avevano mai visto un vulcano e non sapevano come poter attraversare quell’ enorme discesa di lava, ma il drago sentendo la presenza delle sue preziose scaglie gli andò incontro, li fece salire sul suo enorme collo e Maya per la prima volta si sentì felice perché era finalmente con chi le voleva bene e la capiva.

Partirono in volo e in quattro e quattr’otto si ritrovarono a casa, i genitori molto preoccupati furono felici di vederli e furono fieri dei loro figli anche se erano molto arrabbiati, da quel momento in poi la vita di Maya migliorò e vissero per sempre felici e contenti insieme al loro fantastico drago Itaresch e le sue scaglie dorate.

sabato 20 dicembre 2014

La casa stregata (Alessia Raso)


Jonny era solo, il motivo era la sua personalità da bullo, ma quando una notte sognò Lilia una ragazza dai capelli rossi come il fuoco e gli occhi verdi come la giada, se ne innamorò.



La vide incatenata in una vecchia casa infestata. Jonny partì alla sua ricerca.



Ormai erano passati 30 giorni dalla sua partenza, non aveva più mangiato né dormito, quando era sul punto di arrendersi vide la casa: era veramente  spettrale, ma lui non si fece paura entrò e vide Lilia circondata da fantasmi  che la graffiavano e ferivano e lei che si dimenava. Lui cercò nello zaino un aiuto e lo trovò: il fon  Lux. Vi stupirete, ma funzionò: i fantasmi vennero ridotti in cenere non metaforicamente e Lilia riconobbe in lui il suo principe anche se goffo. Così si sposarono e vissero per sempre felici e contenti.
FINE 

mercoledì 15 ottobre 2014

Il lupo artigiano (favola di Alessia Raso)


IL LUPO ARTIGIANO

Un lupo che era stanco di fare il predatore decise che avrebbe fatto l’artigiano.

Arrivò un cavallo che gli chiese una staccionata, il lupo andò a cercare del legno e lo portò nel prato, poi chiese un martello e iniziò a piantare un palo, poi un altro e un altro ancora; andò avanti per una notte.

La mattina seguente il cavallo si complimentò con il lupo che se ne andò, poco dopo il cavallo tornò dal lupo infuriato: la staccionata aveva ceduto.

La morale è che ognuno deve fare il mestiere al quale è destinato dalla natura.

sabato 11 ottobre 2014

La casa di braciole (favola di Alessia Raso)


La casa di braciole

Un cane che era triste e denutrito camminava per il bosco in cerca di cibo, quando ... vide una casetta di braciole e non poté resistere alla tentazione di mangiare.

Ma a un tratto sentì la presenza di qualcuno, si girò e dietro di lui c’era una vecchietta molto dolce.

Il cane chiese alla donna se era arrabbiata e lei rispose di no e gli chiese se aveva voglia di entrare e lui rispose di sì.

Ma quando entrò la casa diventò orribile, il cane era impaurito, la donna si trasformò in strega e il cane finì in un pentolone con altri animali.

Li cosse vivi e diventarono una pozione magica, quel cane era l’elemento finale.

La morale è che le apparenze ingannano.