venerdì 9 ottobre 2015

Una giornata in mezzo al legno (di Cinzia Amparore)

Ogni estate prendiamo il legno e lo mettiamo a posto per l'inverno. Alle sei mio fratello e mio padre passano a prendere mio cugino Marco e vanno al campo a fare il primo carico di legna. Io e mia madre prepariamo colazione di metà mattina per quando tornano per scaricare il primo giro. Quando arrivano scaricano e poi si accomodano e mangiano. Poi loro ripartono e io, Davide, mio fratello, e mia nonna mettiamo a posto il legno del primo carico che è sempre quello di mia nonna. Mia nonna fa la catasta, Davide gli passa il legno e io carico la carretta.


Verso l'una loro arrivarono con un secondo giro e dopo aver scaricato mangiammo pranzo tutti insieme. Dopo pranzo bisognava smaltire allora io e Marco ci mettemmo a finire la catasta di mia nonna, mentre mio padre e i miei fratelli iniziarono a sistemare il secondo carico. Passata neanche mezz'ora arrivò un amico di Emanuele che chiese se avevamo bisogno di aiuto, noi gli abbiamo detto che se voleva venire poteva. Ma lui non viene ad aiutare me e Marco ma va ad aiutare mio fratello. Verso le tre Marco ed io avevamo già quasi finito e stavamo facendo proprio un bel lavoro; anche gli altri quattro erano quasi a metà solo che mio fratello Davide diceva che faceva una pausa e quindi non aiutava proprio tanto. Alle tre e mezza arrivò al cancello il cugino dell'amico di Emanuele che chiede se può entrare e nessuno gli dà risposta, ma lui entra lo stesso. Anche lui va ad aiutare gli altri. Poi mia madre ci chiamò per fare merenda. 


Dopo merenda io e mio cugino finimmo quasi subito, mentre gli altri, che nel frattempo erano diventati cinque, gliene mancava ancora un po' meno di metà. Mentre loro continuavano io e mio cugino iniziammo a raccogliere le scaglie e piegare i nailon. Io passavo la scopa sul nailon mentre mio cugino raccoglieva le scaglie. Quando Marco finì prese una scopa e venne ad aiutarmi. Dopo abbiamo piegato i nailon e poi siamo andati a vedere a che punto erano gli altri. Quando anche loro avevano finito io e mio cugino facemmo la stessa cosa mentre loro non facevano niente. Poi i due amici di mio fratello sono andati via, invece mio cugino si fermò anche a cena.

Prima di cena abbiamo fatto una partita ad un gioco che abbiamo inventato noi quattro più Marco che si chiama il gioco degli archi. In pratica ognuno si costruisce un arco e ogni squadra nomina una base; le squadre erano io e Marco con il nostro assistente Federico e Davide con Emanuele. Poi abbiamo mangiato cena e dopo abbiamo fatto alcune partite a calcetto. Alla fine eravamo tutti stanchissimi. 

mercoledì 7 ottobre 2015

Vacanze estive (di Deborah Darò)

Il giorno 15 agosto siamo andati al mare, siamo partiti venerdì mattina. Il viaggio è stato lungo ma mi sono divertita ad ascoltare la musica nel telefono. Siamo arrivati per pranzo, abbiamo mangiato e dopo siamo andati a fare il bagno.


La sera dopo siamo usciti e siamo andati fino a Diano Marina, abbiamo preso il gelato e ci siamo comprati dei braccialetti. La seconda settimana sono arrivate le mie cuginette, mia zia e mio zio, ci siamo divertiti a giocare a pallavolo, a calcio e a tennis. Il giorno dopo abbiamo incontrato una ragazzina di nome Denis, e le abbiamo chiesto se voleva giocare con noi a pallavolo.


Abbiamo giocato e ci siamo divertiti un sacco, alla sera siamo andati a mangiare la pizza al basilico, il fritto misto piemontese, le patate al polipo e alla fine il gelato. Poi siamo andati alle giostre e abbiamo fatto 5 giri a testa.
Alla mattina mio padre mi svegliava per andare in spiaggia, ci siamo messi la crema e siamo andati a fare il bagno; al pomeriggio abbiamo preso il pedalò e abbiamo fatto il giro per tutto il mare. Ci siamo presi le maschere e ci siamo buttati dallo scivolo: è stato il giorno più bello della mia vita.
L'ultima settimana, il penultimo giorno siamo andati al ristorante a mangiare il pesce, e la pizza.
L'ultimo giorno abbiamo fatto il bagno e al pomeriggio siamo partiti, quando siamo partiti il mare ci è mancato tanto. E alla fine il mare lo vedremo il prossimo anno.
Ciao Mare!

martedì 6 ottobre 2015

Le mie vacanze estive (di Elena Brignoli)

Quest’anno io e la mia famiglia siamo andati in vacanza a Creta.
Noi siamo dei camperisti, quindi per arrivare a destinazione abbiamo viaggiato due giorni interi.
Il 19 luglio sveglia alle 6.00 del mattino e partenza con destinazione Ancona per l’imbarco.
Durante il viaggio  abbiamo fatto una tappa di due giorni nelle Marche in compagnia di Davide Peretti e della sua famiglia, che erano lì per le vacanze.
Al 21 luglio, a mezzogiorno, eravamo già sulla nave con destinazione Patrasso.
Il viaggio è durato circa 20 ore, ma il tempo è trascorso velocemente.
Potevamo stare tranquillamente sul nostro camper, perché la prenotazione era come camping on  board. Il tempo l’abbiamo trascorso giocando alle carte, visitando la nave, cantando  accompagnati da Davide con la chitarra, leggendo e ….dormendo.
Alle 10.00 circa eravamo a Patrasso e dopo due ore di viaggio siamo arrivati ad Atene.
Dato  che l’imbarco per Creta era alle 18.00, e quindi avanzavamo del tempo, abbiamo preso un taxi e siamo andati a visitare il Partenone. Faceva caldissimo ed eravamo stanchissimi, ma ne è valsa veramente la pena. Il Partenone l’avevo visto solo sui libri o in televisione e vederlo dal vivo mi è piaciuto tantissimo.


Alle 18.00 eravamo di nuovo sulla nave e dopo nove ore di viaggio siamo arrivati finalmente a Creta.
Quest’anno siamo stati  solo in tre campeggi per due motivi: uno era perché ce n’erano pochi e uno perché le strade dell’isola non erano tutte praticabili con il camper. Alcune erano strette, piene di buche, curve, a volte molto pendenti, da asfaltare, così per spostarci usavamo delle auto prese in affitto.
Abbiamo girato Creta in lungo e in largo, tutti i giorni cambiavamo paese e spiaggia.
Le città avevano le case tutte bianche, una vicina all’altra.
Erano quasi tutte con il piano superiore da finire di costruire, in previsione di terminarle   per i figli, ma generalmente in mancanza di soldi rimangono così come sono.
C’erano pochi supermercati che non erano certamente riforniti come i  nostri: non avevano gli affettati, la carne era di agnello o maiale, il pollo era solo surgelato e per il resto dei prodotti non c’era molta scelta.
I paesini erano generalmente in cima alle colline. Anche lì le case erano tutte bianche,  con una vista mozzafiato, ma ormai quasi del tutto disabitate.


I paesi sono distanti molti chilometri l’uno dall’altro e, a volte, lungo la strada per raggiungerli non incrociavamo nessuno.
Quasi tutti avevano le taverne, locali tipici del posto che servono per pochi euro ( il massimo che abbiamo speso sono stati 35 euro in quattro) piatti tipici a base di agnello, maiale, melanzane, patate, formaggio caprino e miele.
Una volta abbiamo pranzato sotto un albero centenario di pepe: era enorme!
Un giorno ci siamo fermati a far benzina in una stazione di servizio gestita da un anziano. Quando ha scoperto che eravamo italiani ha iniziato a cantare canzoni italiane. Gli ho chiesto come faceva a conoscerle e lui ha risposto che le aveva imparate durante la guerra. Mia mamma gli ha domandato quante persone vivevano ancora in paese e lui ha detto che una volta era abitata tutta la collina mentre ora c’erano solo più quattro famiglie di anziani.
Per raggiungere le spiagge, a volte, dovevamo percorrere in auto o a piedi, anche per più di mezzora, delle stradine sterrate. A piedi era una grande faticaccia, ma ne valeva sempre la pena. Il paesaggio era bellissimo e il mare meraviglioso.  In alcuni posti l’acqua  era invisibile talmente era limpida.
Io e Davide stavamo tantissimo in acqua e ci piaceva esplorare il fondo con la maschera e il boccaglio. C’erano tantissimi pesci e  alcune volte ci pizzicavano.
Oltre agli abitanti sull’isola ci sono tantissimi gatti e tantissime capre. Le capre fino a due anni fa giravano liberamente, ora, invece, sono state messe delle reti per limitare i loro danni.
Nonostante le reti sovente ti ritrovavi delle capre in mezzo alla strada e dovevi aspettare che decidessero di togliersi per poter passare.
C’erano anche moltissimi alveari e lungo le strade potevi acquistare  del miele buonissimo.
Un giorno siamo andati a visitare il Palazzo di Knossos. Come ad Atene faceva caldissimo e abbiamo camminato tanto, ma è stato molto interessante e bello da vedere.


Di sera, quando rientravamo in campeggio, eravamo stanchi, ma facevamo ugualmente una partita a carte. Ogni estate facciamo un torneo a Solo e, da quest’anno, anche a Briscola. I miei genitori non vogliono la televisione sul camper, così di sera si chiacchiera, si gioca a carte, si legge, si ascolta musica….Il torneo di Solo l’ho vinto io, quello di Briscola Davide.
Purtroppo al 13 agosto siamo ritornati a casa, ma la stessa sera mi sono fatta portare in montagna a Calcinere dai miei nonni. Dopo il mare un po’ di montagna ci voleva proprio!


domenica 4 ottobre 2015

The Black Forest (racconto a puntate di Alessandra Battello)

CAPITOLO 1

IL RICORDO.


L’idea di andare in campeggio con i miei compagni mi rende indescrivibilmente felice ma, allo stesso tempo, mi terrorizza.


L’unico ricordo che mi rimane della morte di mio padre era una foresta di montagna che conteneva alberi molto vecchi e alti, malconci e alcuni sembravano addirittura incendiati, una foresta di montagna scura e inquietante. Eravamo andati per una gita in famiglia. Io sin da piccola ho avuto paura del buio e mio padre ha cercato modi e modi per farmela passare, ma non c’era verso. Allora mi trascinò in questa orribile foresta nella speranza di farmi passare la fobia. Scese la notte e iniziai ad avvertire strane presenze e rumori agghiaccianti. Due notti dopo si aggiunsero anche voci sibilanti e un’aria verdastra attorno alla tenda.
Passai la settimana in bianco.
Continuavo ad avere il pensiero della settimana precedente, cosa era quel fumo? Cosa significavano quelle voci? Qualunque fosse il loro significato non era affatto rassicurante.
Mentre ero immersa nei miei pensieri sentii un urlo terrificante: era mio padre.
Uscii e trovai il mio povero papà steso a terra in fin di vita ma tempo di avvicinarmi e morì dissanguato perché qualcuno gli aveva tagliato la giugulare, ma non sembrava un'incisione fatta con un coltello ma con delle unghie. Alla vista di questa scena rimasi paralizzata, diventai pallidissima e anche adesso non riesco a levarmi la scena dalla mente.


Sentii la mia amica urlare: 
”Dai Alex, non possiamo far tardi oggi! C’è la gita in campeggio, ricordi?”
”Sì, arrivo subito” risposi io preoccupata.
Saliti sul pullman mi sono seduta dalla parte del finestrino e guardo, preoccupata, fuori. Marta mi chiede il motivo della mia preoccupazione e io le spiego la situazione. Lei subito rimase a bocca aperta, poi mi chiese se non mi mancasse il mio papà, io rimasi in silenzio un istante e poi le chiesi di cambiare argomento. Lei insistette un po’ ma vedendo che non le rispondevo non mi chiese più nulla e restò in silenzio per il resto del viaggio.
Arrivammo attorno alle 3:00 del pomeriggio, tempo di montare le tende e sistemarsi che si fece sera: ci sedemmo tutti quanti attorno ad un fuoco. Dopo cena cuocemmo i marshmellows.
Arrivammo, come in tutti i campeggi, a raccontarci le storie di paura. Io non sapendo che raccontare mi inventai la storia di una ragazza di nome Azzurrina.
Iniziai:

la leggenda narra di una ragazza che nacque con i capelli biondi come il sole. A quel tempo le ragazze coi capelli biondi erano considerate streghe, quindi la mamma per evitare che la figlia venisse uccisa le tinse i capelli di nero ma,  a forza di tingere e ritingere i capelli, questi diventarono azzurri (motivo per cui il suo nome è Azzurrina).
Un giorno, mentre la ragazzina giocava a palla in camera sua, le cadde nello scantinato.
Lei subito corse giù per le scale per riprenderla e quando si girò per risalirle trovò una brutta sorpresa: le scale erano SPARITE!!!!!!!!! Spaventata iniziò ad urlare: accorsero tutti gli abitanti del castello ma nessuno trovò sue tracce. Si dice che se torni nel castello si possono sentire le sue grida e il suo pallone che rimbalza.”


Tutti iniziarono a prendere in giro lo spirito di Azzurrina e tutti gli altri personaggi presenti nelle storie.   
Nessuno sapeva delle conseguenze delle prese in giro …



lunedì 22 giugno 2015

Domande di vita (di Alessia Raso, vincitrice del concorso letterario 2015)

Le domande sono insiemi di parole che cercano di sapere.

Un bambino chiede alla mamma:
-         Perché quelle persone attraversano il mare?
E la donna risponde:
-       Perché dove stanno loro è peggio che qua e anche se qualcuno dice che “vengono qua per rubarci il lavoro” non è così. A volte i genitori possono permettersi di mandare solo una persona e mandano il figlio PER REGALARGLI UN FUTURO. Anch’io lo farei.



Un ragazzo dà a dieci professori un foglietto su cui c’è una domanda a cui il giovane vorrebbe che ogni professore rispondesse:

-         Perché ha scelto questo lavoro?    Cosa sognava di fare quando era piccolo?
Io vi scrivo il resoconto: tre su dieci sognavano di fare questo lavoro fin da piccoli, sei su dieci hanno scelto questo lavoro da grandi perché gli piaceva e uno su dieci ancora adesso odia il suo lavoro.
Conclusione: questo  lavoro in cui si aiutano i ragazzi ha fatto cambiare opinione alla maggioranza di queste persone.

Un giovane chiede al nonno:
-         Cos’è la religione?
E l’altro risponde:
-         Beh, è qualcosa di inspiegabile, per molti può essere un bastone su cui appoggiarsi, per esempio per i cattolici, quando una persona muore si pensa che ora è libera e felice e questo ci dà sollievo e non ci fa sentire in colpa. Ma se invece molte persone sono disposte a morire o peggio ad uccidere per la propria religione, si pensa che qualcosa è andato storto. Perché è bellissimo essere disposti a morire per la propria religione, ma non ce ne dovrebbe essere bisogno se tutti imparassero a vivere con chi ha una religione diversa. Poi c’è chi osserva, crede e non ammazza e queste persone a volte fanno da sostegno agli altri insegnandogli ciò che li rende felici: LA RELIGIONE.


Un uomo chiede al fantasma di Hitler:

-         Perché hai ucciso gli ebrei?
Il fantasma sta zitto per un minuto e poi si dissolve.

La verità è che non c’è una risposta ad ogni domanda e se c’è molte volte è sbagliata o imprecisa e che neanche quel cretino di Adolf ha una vera risposta per quello che ha fatto.

Poesie illustrate da Cinzia Amparore, Marika Bertello e Serena Sannella




















"La danza della neve" di Ada Negri (illustrata da Deborah Darò)