domenica 23 ottobre 2016

8:30 (di Elena Brignoli)

Mi sveglio all'improvviso e guardo l’ora: le 8:30. E’ tardissimo, la scuola è iniziata da 20 minuti. Probabilmente la sveglia non ha funzionato e la mia famiglia è rimasta addormentata.
Mi alzo e vado nella camera dei miei genitori ma non trovo nessuno. Strano. Vado da mio fratello … non c’è.
Inizio a chiamarli mentre giro per casa ma non rispondono. Sono sola, inizio a non capire. Prendo il cellulare e telefono a mio fratello, mia madre, mio padre, invio messaggi … nessuno risponde, con le gambe che tremavano esco di casa: non c’è anima viva, solo tanto silenzio.
Decido di vestirmi e andare dai miei nonni.
Per strada corro senza fermarmi. Le case, i negozi, la scuola, tutti chiusi. Non passano auto e … i miei nonni non ci sono.
Ormai terrorizzata ritorno a casa e mi chiudo dentro.
Accendo la TV ma non funziona. Inizio a piangere e a domandarmi dove sono spariti tutti. Ho paura, paura di essere rimasta da sola in tutto il mondo.
Perché? Dov'è la mia famiglia?
Mi metto nel letto e chiudo gli occhi sperando di addormentarmi e scoprire che è solo un sogno, ma non riesco, ho troppa paura, sto tremando e piangendo.
“Elisa sveglia, è ora di alzarsi”. La mia mamma mi sta svegliando per andare a scuola.

Apro gli occhi … era solo un sogno.


Un sogno fantastico (di Alessandra Battello)

Quella notte feci un sogno ASSURDO!!!
C’eravamo io e il mio migliore amico a casa mia.
Stavamo giocando a nascondino per tutta la casa.
Toccava a me contare, appena ebbi finito iniziai a girare intorno alla casa per cercarlo.
Feci due o tre giri senza trovarlo poi lo intravidi alla finestra di camera mia, entrai e lo vidi rannicchiato sul pavimento. Lo toccai sulla spalla gridando:” PRESO !!!”. Lui si girò e mi guardò fisso negli occhi. Vidi che i suoi occhi stavano lentamente cambiando colore. Da quel marrone intenso ad un giallino debole che diventava sempre più scuro ed inquietante.
Io per non allarmarlo non gli dissi nulla.
Uscimmo di casa per andare in giardino.
Mentre chiacchieravamo notai dei comportamenti strani in lui: ogni tanto mentre parlava, si portava una mano sulla fronte e chiudeva gli occhi col viso rivolto verso il basso. Quando accadeva gli chiedevo se andasse tutto bene e lui mi rispondeva sempre:” Sì Sì, tranquilla…”.
Andammo un po’ sui pattini a rotelle.
Andavo come un fulmine ma poi ad un certo punto persi l’equilibrio e caddi. Lui si avvicinò a me e mi porse la mano per aiutarmi a rialzarmi. La guardai e notai che aveva delle specie di squame sul palmo e sul dorso. Gli diedi la mano e mi rialzai.
La mano era ruvida e fredda. Il mio migliore amico si stava mutando!!! Spaventata mi allontanai e rimanemmo lì a fissarci per non so quanto tempo, poi lui si avvicinò a me e notai che al fondo della palpebra erano comparse altre squame. Mi ricordai del film visto la sera prima: l’avevo guardato con lui. In quel film stavano accadendo le stesse cose che stavano accadendo al mio migliore amico. Era orribile: una tra le persone più importanti della mia vita si stava trasformando in chissà quale bestia.
Passammo il tempo come se nulla fosse.
Arrivò, dopo un po’, una nostra amica. Iniziammo a giocare ad “obbligo o verità”. Scelsi obbligo, l’errore più grande della mia vita… lei fa:” A stampo con lui.” Non potevamo avere alcun contatto fisico se avesse cominciato ad avere squame in faccia… io le feci di no ma lei insisteva. Quando dissi di no lui si alzò e se ne andò, io scattai in piedi e lo seguii. Lui mi chiese perché avessi detto di no, allora gli misi uno specchio davanti alla faccia. Lui si guardò ma non sembrò shockato dall’accaduto. Anzi, mi guardò e mi sussurrò un “grazie”.
Non capii il motivo per cui mi ringraziò.
A quel punto mi svegliai mi vestii e mi precipitai a casa sua. Mi aprì e ci rendemmo conto che quel sogno l’avevamo fatto entrambi. Ci fissammo e dopo poco scoppiammo a ridere… eravamo confusi… ci abbracciammo senza farci problemi. Capimmo che c’era qualcosa che non andava quando scoprimmo che tutte le notti facevamo i sogni uguali. Era come se ci fosse qualcosa che ci collegava. Che collegava le nostre menti. Una specie di corda invisibile che ci univa. Infatti, nei giorni seguenti tutto ciò che accadeva a uno accadeva anche all’altra. Eravamo spaventati. Decidemmo di fare delle analisi e dai test si scoprì che…

CONTINUA…

Impossibile (di Cinzia Amparore)



Un giorno, che mi parve come gli altri, andai a scuola. Quel giorno iniziò subito male, infatti quando entrai mi accorsi che le mie due migliori amiche non c’erano, cosa che non mi sarei mai aspettata. Durante la lezione parlando del più e del meno chiesi al mio compagno di banco se sapeva cosa avevano le mie amiche e lui mi rispose come se loro non esistessero e io rimasi shockata. Durante il corso della giornata parlai con altri compagni e anch’ essi mi risposero allo stesso modo.
Tornata a casa presi il telefono e composi il numero di una, ma partì una vocina che diceva “Il numero da lei chiamato è inesistente”; stessa risposta quando chiamai l’altra. A quel punto decisi di andare alla centrale di polizia, ma quando parlai delle due ragazze scomparse loro si misero a ridere e mi dissero che quelle due persone non esistevano, e io me ne andai triste. Non capivo cosa poteva essere successo, mi misi a pensare ad alcune possibili spiegazioni, solo che nessuna aveva un senso logico. I giorni passavano e io avevo bisogno di parlare con qualcuno dei miei problemi ma non c’era nessuno di cui mi potevo e mi volevo fidare.

Io non volevo credere che i miei due punti di riferimento non esistevano più. La mia testa iniziò pian piano ad andare fuori di sé: non riusciva a tenersi tutto dentro. Ogni secondo che passava io mi chiedevo com'era possibile tutto questo, e pensandoci bene infatti tutto ciò era IMPOSSIBILE.  Non riuscivo più a vivere e a dirla tutta non volevo più vivere, volevo finire lì tutta la mia vita. Ma questo non avvenne perché qualcosa mi tratteneva e questo qualcosa era l’amore che provo per un ragazzo che nessuno sa chi è ma a me mi fa perdere in mezzo al nulla.


sabato 22 ottobre 2016

Un sogno (di Simone Tibaldo)

Una notte ho sognato che ero in un posto dove non ero mai stato.
Era tutto bello,tutto luminoso.  
  


Ero in una città fantastica,non c’era nessuno, la città era deserta. Mi aggiravo per le strade da solo,  mi fermavo ogni tanto in mezzo alla strada.
A un tratto sentivo dei rumori,tutto diventava buio e i rumori diventavano sempre più forti e vicini. 


Vedevo una luce nell'oscurità che si stava avvicinando a me. 


Ero preso dalla paura e iniziavo a correre verso una strada senza fine.


Mentre stavo correndo a perdifiato qualcuno mi toccava. Era arrivata mia madre che mi ha svegliato per andare a scuola..  e il mio sogno finisce in questo momento.
FINE

(SIMONE TIBALDO)


Il sogno (di Alessia Raso)

Il mare è di un colore incredibile: sono mille sfumature dal verde mare al viola più profondo, vedo a stento ciò che mi circonda, è tutto come appannato però sento una musica delicata prodotta da strumenti non ancora creati. Torno a galla ed è buio, non ci sono la luna e le stelle ma c'è il sole, un sole caldo ma che non illumina o almeno non molto, mi sembra di poterlo toccare.


Di colpo mi sento risucchiata sott'acqua e mi ritrovo in un vortice che sembra non finire mai, ma alla fine si ferma e mi trovo in un posto completamente sconosciuto, sembra un deserto ma la sabbia e il cielo sono neri.


In lontananza vedo due persone. Mi avvicino e capisco che si stanno sposando. Quando tocco la spalla della sposa di colpo lei si trasforma in sabbia insieme allo sposo, mi sento turbata e svuotata di tutte le mie sicurezze, così lentamente mi allontano e mi dirigo verso un gruppo di bambini che stanno giocando, ma quando li raggiungo anche loro si disintegrano.


Mi butto a terra e piano piano mi fondo con la sabbia e sono di nuovo nel mio letto, anzi sul tappeto di fianco al mio letto, probabilmente mentre sognavo mi sono mossa e sono caduta, mia madre irrompe preoccupata nella stanza e mi aiuta a ricoricarmi a letto. Lo so, era un sogno ma mi sembrava vero, l'acqua intorno a me, la sabbia tra le dita.

Un'avventura mistica (di Davide Pipino)

Mentre passeggiavo sulle altissime montagne del regno delle stelle, mi accorsi che il tempo era cambiato drasticamente, infatti mi accorsi che lo sciame di cimici arcobaleno stava migrando verso sud.

Così scesi in una vasta pianura ad osservare il cielo che piano piano lasciava posto all'incredibile firmamento di stelle.


Stavo per assopirmi quando un buffo ometto mi chiamò per nome da lontano; la prima cosa che ho pensato era: ma come fa a conoscermi, ma poi non diedi importanza alla cosa e mi recai da lui; subito gli chiesi come sapeva il mio nome e lui rispose che gli era venuta voce dall'estremo Nord che ero un eroe che salvava gli indifesi da mostri incredibili; io risposi di sì, ma in realtà non avevo idea di chi fosse quell'eroe però sentivo odore di avventura e mi ci fiondai dentro.  
Lui mi disse che il diavolo aveva rapito sua moglie perché l’ometto aveva rubato il frutto proibito detto anche “Bamela” e per riaverla doveva rubare il cuore puro di un angelo.
Io accettai l’impresa, ma mi chiesi come potevo ottenere il cuore di un angelo, allora andai in paradiso. L’uomo mi diede anche un pugnale fatto con un dente di drago e mi spiegò che solo con questo avrei estratto il cuore ad un angelo.
Arrivato in paradiso scoprii che per prendere il cuore ad un angelo dovevo prima integrarmi nella loro comunità, allora iniziai a vivere come loro e a reputarmi uno di loro.
Poi conobbi Angelina, un giovane angelo che presi subito in simpatia, lei mi spiegò i valori della vita secondo le loro conoscenze e il loro lavoro per proteggere le anime e mi illuminò con i suoi racconti e la sua gentilezza tanto che io finii per innamorarmene.


Dopo un anno l’uomo mi chiamò per darmi un apparecchio che mi permetteva di sapere quali angeli erano puri di cuore e con mio grande dolore scoprii che l’unico angelo puro di cuore era Angelina.
Io non potevo ucciderla e non ci volevo neanche provare ma ormai non potevo abbandonare la missione e allora le spiegai la situazione e lei decise di sacrificarsi ma mi disse che sarebbe sempre stata con me.
Tornato dall'omino ci incamminammo verso l’inferno; il diavolo era lì che ci aspettava sghignazzando: noi gli porgemmo il cuore che mangiò senza scrupoli e io nel frattempo mi stavo commiserando per quello che avevo fatto;


ma lui ci diede degli sciocchi e disse che non ci avrebbe mai restituito la moglie, io preso dall’immensa rabbia mi scagliai contro di lui e mi feci mangiare e dall’interno gli strappai la sua gemma vitale che fece esplodere tutto.
Poi mi svegliai. Stavo volando e con me c’era Angelina, ma poi si spense tutto e aprii gli occhi, guardavo il soffitto: ero a casa, ero salvo, era solo un sogno, ma nonostante tutto resta la storia nei miei sogni più strana di sempre. 

Il mio sogno (di Alessia Marcimino)

Io ero su una nave, c’erano altre persone tra le quali Sara la mia amica.
Mi è arrivata la notizia che mio padre era diventato ricco, la notizia non mi è piaciuta perché avevo paura di perdere il suo affetto.
A questo punto mi sono buttata in acqua e sono stata salvata da un ragazzo che non conoscevo, il suo nome era Jack, l’ho ringraziato e da quel giorno siamo diventati amici.
Passavamo il tempo piacevolmente giocando, ascoltando la musica anche se avevamo gusti diversi.
Mi piaceva molto chiacchierare con lui perché era carino, intelligente, gentile e simpatico; purtroppo la nave è affondata e a quel punto mi sono svegliata.