domenica 23 novembre 2014

Fiaba di un ragazzo innamorato di nome Ploof


Un ragazzo un giorno andò in un castello abbandonato. Guardando intorno trovò una foto con scritto: AZTCÜN╬Γ. Lui disse le parole e da quella foto uscì una ragazza bellissima. Lui si innamorò e anche lei.

Loro si stavano baciando, quando arrivò un mostro e la rapì.


L’uomo disperato andò per tutti i paesi finché arrivò in una radura, dove spuntò dal terreno un castello nero, rotto e brutto.


Appena entrò il ragazzo Ploof dovette combattere una tigre sputa-fuoco e col corpo da arpia.


La uccise con una spada. Ploof vinse e trovò sul trono il mostro con la principessa.

Il ragazzo distrusse il mostro con una pietra tirata con una fionda.


I due si sposarono e fecero una figlia di nome Rebecca, la giovane arciera.


Davide Peretti

 

lunedì 17 novembre 2014

La giovane arciera e l'oscuro castello


C’era una volta una giovane principessa che stava cacciando nel bosco. Arrivata all’inizio di una radura vide in lontananza un cervo: mise una freccia nel suo arco e con un colpo preciso lo uccise.  Passando sul bordo di un fiume, vide un pesce guizzare sulla superficie dell’acqua e galoppando lo infilzò con una delle sue  infallibili frecce.


All’improvviso sentì il corno suonare l’allarme al castello. Rinunciò alla caccia spronando il cavallo verso casa.



Attraversando l’ultimo bosco prima del castello, sentì dei rami spezzarsi ma non fece in tempo a sfuggire all’agguato.

Lo zio malefico, che nel frattempo aveva rapito e imprigionato i suoi genitori, il re e la regina di cui voleva prendere il posto, in un oscuro castello, l’aggredì. Ne seguì un furioso corpo a corpo dove lei rimase gravemente ferita. Lo zio l’abbandonò in fin di vita nel bosco, rubandole il favoloso arco.
 

Un elfo biondo che abitava in quel bosco, imbattutosi nella ragazza ferita, la riconobbe come figlia del re. Prese il suo corno e lanciò un segnale acutissimo per chiedere aiuto ai suoi compagni, che arrivarono in un batter d’occhio a cavallo dei loro unicorni. Misero la principessa su una lettiga e la portarono al loro villaggio per curarla.


Le medicine elfiche fecero miracoli: in pochi giorni la principessa fu in grado di rimontare a cavallo per dirigersi verso l’ oscuro castello a liberare i suoi genitori, con un nuovo arco che si costruì da sola.
 

Ma arrivata nei pressi della magica dimora dello zio si rese conto della difficoltà dell’ impresa. Un profondo fossato di lava incandescente impediva l’accesso al castello e l’unico ponte era custodito da un‘ orribile chimera creata dallo zio: un drago tigre sputafuoco.
 

Tentò ripetutamente di colpirlo ma le sue frecce si scioglievano in volo avvicinandosi al mostro. Quando stava per rinunciare, arrivò in suo aiuto l’elfo biondo portandole un arco magico forgiato con l’oro di un corno di unicorno. Le sue frecce non potevano in alcun modo essere deviate dal loro bersaglio: il drago tigre fu colpito al cuore e scoppiò lasciando libero il passaggio.
 

I due si precipitarono verso il castello, ma dovettero sfuggire ai piccoli draghi volanti che emergevano dalla lava del fossato. Ne infilzarono almeno due decine e giunsero incolumi all’ingresso del nero castello.
 

Un lungo corridoio di lastre di pietra istoriata conduceva alla sala del trono. L’elfo avanzò deciso, ma cadde in una botola e fu salvato in extremis dalla principessa che gli porse una mano. Capirono che il corridoio era disseminato di trappole. L’elfo, trovati dei sassi pesanti, li lanciò per scoprire le botole e trovare un percorso sicuro.
 

Superato il corridoio vennero assaliti da schiere di armature che si animarono per magia. Dovettero ingaggiare un lungo combattimento, ma ne uscirono nuovamente vincitori.
 

Entrati nella sala del trono, si trovarono di fronte allo zio malvagio e al re e alla regina incatenati. L’arciera vide al collo dello zio un pendaglio con un triangolo d’oro che circondava un occhio pauroso. Capì che quel ciondolo era la causa dell’incantesimo che aveva reso lo zio malefico.


Mirò con cura e colpì con precisione l’occhio del ciondolo.
 

Il mago parve risvegliarsi da un lungo sortilegio: riconobbe il fratello, la cognata e la nipote. Li abbracciò e con una magia, buona questa volta, circondò il nero castello con una nube colorata. Quando la nube scomparve, il castello si era come rasserenato: nel salone c’era una magnifica tavola imbandita, con servi, dame e cavalieri, musiche e danze.

L’arciera e l’elfo biondo si sposarono ed ebbero una schiera di figli, tra cui il nonno del celebre arciere Robin Hood.
 

mercoledì 22 ottobre 2014

Un'amicizia particolare (favola di Daniele Casetta)


Un giorno una tartaruga si avviò per andare a trovare i suoi parenti. Dopo giorni e giorni che camminava si abbatté e pensò che non poteva fare un passo in più e si fermò.
 
Passò di lì un’aquila che vide la tartaruga distrutta e così le diede un passaggio.
Passati molti giorni la tartaruga vide l’aquila intrappolata in una rete, così ricordandosi di quella volta che l’aveva aiutata la tartaruga tagliò la rete facendola uscire.

Se aiuterai il tuo prossimo nel pericolo, potrai alla prima occasione essere ricambiato.
DANIELE

 
 

Il cinghiale e il contadino (favola di Luca Di Pace)

C’era una volta un contadino che con tanta fatica coltivava il suo bel campo.
Aveva piantato tante verdure ed era tanto soddisfatto del suo lavoro.
Una mattina, tutto felice andò per raccogliere le verdure, già ne gustava il buonissimo sapore. Ma con sorpresa vide il suo campo distrutto.
Con il cuore infranto tornò a casa, la sera decise di andare a dormire vicino al campo per scoprire chi aveva distrutto il suo campo.
Passarono molte ore ma non c’era nessuno. All’improvviso sentì un rumore arrivare dal bosco. Vide un grosso cinghiale.
Subito pensò di sparare poi decise di avvicinarsi al grosso animale.
Il cinghiale lo guardò con occhi cattivi ma il contadino con voce gentile gli chiese: ”Ma perché mi devi distruggere tutto il mio campo? Ho fatto tanta fatica per coltivarlo”
Il cinghiale gli rispose :”SCUSA QUI E’ GIA’ TUTTO PRONTO, NON DEVO FARE NESSUNA FATICA PER TROVARE DA MANGIARE”.
Il contadino a quel punto si arrabbiò molto per la risposta del cinghiale.
Poi all’improvviso  gli venne un’idea e disse:
“Senti facciamo un patto! Io coltivo il campo di verdure poi quando è ora di raccogliere ne faccio un mucchio tutto per te ma tu non devi più distruggere il campo! “.
Il cinghiale ci pensò su un attimo e decise di accettare.
Cosi il contadino coltivò il suo campo e il cinghiale era felice di mangiare la verdura.

MORALE

BISOGNA AVERE RISPETTO DEL LAVORO DEGLI ALTRI E SARAI PREMIATO E RISPETTATO!!!  

Babe un maiale da pastore (favola di Luca Di Pace)


C’era una volta un maiale, il suo nome era Babe.

Un giorno entrò in una fattoria, passarono un po’ di giorni, lui credeva di essere un specie di cane da pastore. Andava ogni volta con il padrone al pascolo; a un cane non gli andava bene che il maiale faceva il pastore, fece di tutto per convincere il padrone a non portarlo nel concorso per cani da pastore, ma non ci riuscì .

Babe era gentile con tutti e il padrone portò Babe al concorso per cani da pastore, e il cane Rex, suo amico, andò dalle pecore per farsi dire una parola d’ordine: “pecora,capra,agnello” per due volte .

Rex si precipitò da Babe, il maiale andò dalle pecore e gli disse la parola d’ordine “pecora,capra,agnello”. Le pecore gli danno retta ed eseguono tutto quello che gli dice il maiale, le pecore fecero vincere  Babe.

Morale: SE TRATTI BENE GLI ALTRI TI DANNO ASCOLTO.

Moglyn e Baloo (favola di Deborah Darò)


C’ ERA UNA VOLTA IN UNA GIUNGLA UN USIGNOLO CHE STAVA FISCHIETTANDO SOPRA A UN ALBERO. A UN CERTO PUNTO ARRIVO’ BAGHERA, UNA PANTERA, MA... 

MOGLIN E BALOO STAVANO CERCANDO IL LORO AMICO BAGHERA, PERCHE’ IL BRANCO DI SCIMMIE L’AVEVANO PRESO. MOGLIN ANDO’ DALL’ ELEFANTE A CHIEDERGLI AIUTO, ANDARONO A CERCARLO MA NON LO TROVARONO; DOPO INCONTRARONO LA TIGRE , E LE CHIESERO: ”HAI PER CASO VISTO IL NOSTRO AMICO PANTERA?” E RISPOSE .”CE L’HANNO LE SCIMMIE E L’HANNO PORTATO NEL LORO RIFUGIO”.

ANDARONO DALLE SCIMMIE A LIBERARE LA PANTERA SOLO CHE LE SCIMMIE SCAPPARONO E NON RIUSCIRONO A PRENDERLE. LIBERARONO LA PANTERA E ANDARONO NELLA GIUNGLA.

E’SEMPRE BELLO AIUTARE UN AMICO

 

La volpe e il lupo (favola di Iris Mazzei)


Una volpe stava passeggiando affamato nel bosco. Sentì la lamentela di un lupo:” Che fame! Il primo animale che vedo me lo mangio.”
La volpe incontrò il lupo e gli disse: ”Non puoi mangiarmi!” e il lupo le chiese il perchè. La volpe gli rispose: ”Sono velenosa per i lupi, ti aiuterò a trovare del cibo ma solo se mi darai un pezzo del cibo che ti aiuterò a trovare.”  La volpe incontrò un amico stupido che le disse:” Meno male che non sei velenosa, così nessuno ti mangia.” Così il lupo la scoprì e se la mangiò.

Mai dire bugie a uno meno furbo di te.