lunedì 20 ottobre 2014

I tre bravi capretti (favola di Gianluca Chiale)


C’era una volta una capra che aveva tre figli. Uno di essi si chiamava Tom, un altro si chiamava Jack e il terzo si chiamava Will. Un giorno la mamma decise di andare a fare le compere, e raccomandò ai suoi figli di non aprire a nessuno, finché non arriva la mamma. Cosi i figli obbedirono alla mamma, ma purtroppo un brutto lupo aveva sentito che cosa aveva detto la mamma dei capretti, e così bussò alla porta dei capretti e finse di essere la mamma; e iniziò a dire: ‘Aprite la porta cari miei, sono la mamma‘ E cosi i capretti dissero: ’ No, non sei la nostra mamma’ E il lupo ritentò dicendo :’ Sì ma se vi dico che sono la mamma, sono la mamma!!’ E i capretti aggiunsero :’ No, perché la nostra mamma non ci tratta in questo modo ‘ E fu cosi che il lupo capì che doveva arrendersi, smettendola di fingere, e se ne andò.
Morale: Non bisogna mai fare finta di essere un altro, ma essere se stessi.            

La vendetta del giaguaro (favola di Davide Pipino)


TANTO TEMPO FA UN CUCCIOLO DI GIAGUARO FU SMARRITO NELLA SAVANA.

UN LEONE LO TROVO’ E LO SBRANO’. I RESTI  DEL CUCCIOLO FURONO TROVATI DALLA MAMMA; LE DISSERO CHE ERA STATO MANGIATO DAL LEONE MA LEI RISPOSE: ”NO,NO SICURAMENTE E’ STATO IL FALCO.” ANDO’ DAL FALCO E LO SBRANO’. COSI’ IL LEONE CHE ERA COLPEVOLE LA FECE FRANCA E IL FALCO PAGO’ UNA COLPA CHE NON ERA SUA.

MAMMA GIAGUARO NON SI DIEDE PACE  PER TUTTA LA VITA. IL GIAGUARO SAPENDO CHE ERA STATO IL LEONE SI IMPAURI’ E DIEDE LA COLPA AL FALCO.

Una lezione importante (favola di Clintin Igbinovia)


Clintin, un leopardo, era un genio di tutte le materie di scuola, ma il suo problema era solo uno, non voleva studiare, perché lui pensando che da grande avrebbe fatto l’atleta professionista pensava che non era importante studiare ma essere veloci.

Lui non studiava allora viene bocciato.

Sua mamma mettendolo in castigo lo fece pensare A COME SI ERA COMPORTATO L’ ANNO PRIMA! COSI’  IMPARO’ UNA NUOVA LEZIONE: DI STUDIARE PERCHE’ SE NO L’AVREBBERO PRESO IN GIRO E VOLEVA IMPEGNARSI DI Più.

CON QUESTA BOCCIATURA GLI HANNO INSEGNATO CHE LA SCUOLA SERVE ANCHE PER I LAVORI Più INSIGNIFICANTI DEL MONDO.

Al cane al cane!!! (favola di Elena Brignoli)


È una bella giornata a Nevolocity, i cittadini sono tutti felici , allegri, tranne uno, la volpe Cyp, che se ne sta tutto solo in un angolo tra due case.

Cyp è stufo che tutti gli abitanti gli stanno alla larga, allora pensa a un modo per aver sempre l’attenzione dei suoi amici. Riflette , riflette e riflette ancora ma niente, Cyp quando alza gli occhi da terra nota che è già notte e che la mamma lo sta chiamando perciò decide di pensare sognando.

Il mattino seguente la volpe trova il modo per attirare l’attenzione , va sulla collina e grida: “Aiuto, aiuto un cane sta affogandoooooo, aiutoooo!!! ”.

Tutti accorrono a vedere, ma capiscono che è uno scherzo e se ne vanno via sbuffando, il piano di Cyp non ha funzionato . La volpe prova: 1 volta, 2 volte, 3 volte, 4 e così via , la quinta volta il contadino si stufa e gli dice con voce seccata: ”Quando tu chiami noi non accorriamo e sarai di nuovo tutto solo, muhahahahaha!!!” ma  Cyp non gli dà retta e continua.

Dopo un po’ si stufa, a quel punto torna a casa e vede veramente un cane che sta annegando, grida, grida ma nessuno viene, e per colpa di Cyp quel cane muore e Cyp capisce la lezione.

Quando gridi al lupo, al lupo per far scherzi alla fine quando qualcuno è veramente in pericolo le persone non ti crederanno mai.
                                          Fine.

 

Il lupo e la tartaruga (favola di Martina Bessone)


C’ERA UNA VOLTA UN LUPO CHE CERCAVA CIBO. AD UN TRATTO VIDE UNA TARTARUGA E LE ANDO’ ADDOSSO, MA SI FECE MALE PERCHE’ ERA RIENTRATA NEL SUO GUSCIO. IL LUPO LE DISSE DI USCIRE SUBITO DA LI’ DENTRO MA LEI GLI RISPOSE DI NO, PERCHE’ SAPEVA CHE APPENA LEI USCIVA L’AVREBBE ATTACCATA. IL LUPO RESTO’ LI’ FINCHE’ UN GIORNO LA TARTARUGA USCI’ PER MANGIARE UN PO’ DI ERBA FRESCA ALLORA IL LUPO LA VIDE MA LEI NON SI ARRESE.
LA MORALE DELLA FAVOLA E’ CHE NON BISOGNA ARRENDERSI MAI.

L'elefante e l'ippopotamo (favola di Marika Bertello)


L’elefante e l’ippopotamo

C’era un elefante che viveva in uno zoo, ma non gli veniva dato da mangiare.

L’ elefante era diventato molto più piccolo di quanto sono gli elefanti normalmente.

Un giorno l’animale tentò di scappare ma non ci riuscì “totalmente”, riuscì solo ad entrare dall’ ippopotamo.

L’ ippopotamo si mise a  ridere perché l’elefante era più  piccolo di lui allora gli chiese :”Ma come mai sei così piccolo?”

L’elefante gli risponde :”A noi elefanti negli zoo non ci danno da mangiare perché diventiamo troppo grandi, più diventiamo grandi più siamo pericolosi.” L’ippopotamo ascolta cosa dice l’elefante e non dice niente.

Nella notte stessa l’elefante dato che non si sentiva bene con l’ippopotamo, senza farsi vedere prova a scappare dallo zoo e ci riuscì .

Una volta tornato in savana l’elefante si presentò e tutti  lo presero in giro dicendogli: ”Tu sei più piccolo di noi!” E lui allora non dice niente e se ne va via. Dopo molti giorni divenne anche più grande degli altri elefanti.

Allora si presentò di nuovo  e lo presero in  giro dicendogli :”Tu sei più grande di noi!”

Lui se ne va e non tornò mai più da questi elefanti.

Gli elefanti della savana capirono che gli amici si devono accettare così come sono.

Il cane e il gatto (favola di Marika Bertello)


C’erano un cane e un gatto che litigavano sempre perché al gatto piaceva mangiare i topi e ammazzarli, Invece al cane no.

Un giorno il cane gli disse:”Perché ti piace vedere i topi soffrire?” Il gatto gli risponde:”Ma non è che mi piace vedere i topi soffrire, È che a me nessuno mi dà da mangiare, perché sono un gatto selvatico.”

Il cane gli dice:”Ma neanche a me nessuno mi dà da mangiare, Però non ammazzo gli animali.”

Il gatto gli disse:”Ecco perché sei così piccolo.”

Il cane disse:”Allora provo anch’io a mangiare un topo!”

Il cane ha visto che è bello mangiare topi.

Il cane e il gatto diventarono amici.

Il cane capì che per mangiare non bisogna stare a vedere tutto.